ANPI Parma

Sezione Cittadina

LA POESIA È TERRA LIBERA

Nel pomeriggio di sabato 19 novembre 2022 presso la nostra sede ha preso il via una serie di incontri a stampo ricreativo/culturale dal titolo “La poesia e’ terra libera”. Si tratta di un progetto ideato da Elide La Vecchia, una cara amica che ci ha lasciati troppo presto: è quindi in suo nome che vogliamo portarlo avanti.

Il progetto e’ molto semplice: alcuni giorni prima dell’evento lanciamo l’invito sui social. L’invito e’ aperto a tutti, e infatti arrivano sempre persone nuove, attratte dall’idea di una libera lettura di poesia ad alta voce. Poesia che può essere sia di propria produzione che di altri autori, noti o meno. Chi non se la sente di leggere può anche solo venire per ascoltare.

L’incontro di sabato 19 novembre è riuscito molto bene, alcune persone avevano già partecipato all’iniziativa in precedenza, altre invece erano del tutto nuove all’esperienza. Alla fine pero’ erano tutti soddisfatti e hanno espresso apprezzamento e volontà di ritornare al prossimo incontro.

La lettura e’ stata vivace e interessante: è stato letto anche un brano in prosa, e l’argomento che è emerso spontaneamente è stato la pace, con anche qualche tocco di femminismo. Naturalmente tutto ciò ha favorito anche una piccola discussione, molto costruttiva. Il tutto in modo semplice ed amichevole.

Per il prossimo appuntamento si prospettano nuove aperture.

Sono convinta che Elide avrebbe apprezzato.

4 novembre: Musica ribelle. I movimenti per la pace attraverso la canzone

Nell’ambito del Festival della Pace A.N.P. I., Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, sezione di Parma, organizza presso il Centro Giovani Federale (parma, via XXIV Maggio 5) una serata in musica dal titolo:
“Musica ribelle. I movimenti per la pace attraverso la canzone”

Il pacifismo è un pensiero che attraversa l’epoca contemporanea fin dai suoi albori. Già dall’Ottocento la consapevolezza che gli interessi della guerra e quelli delle classi popolari fossero completamente divergenti ha fatto riflettere pensatori e artisti sulla necessità di opporsi alla logica militarista.I frutti di questo pensiero hanno avuto un potente riflesso anche nell’arte della canzone: dall’internazionalismo di Pietro Gori al grido disperato di Gorizia, dalla cupa poesia di Dove vola l’avvoltoio all’utopia di John Lennon, dalle dure accuse lanciate da Bob Dylan contro i signori della guerra all’antimilitarismo, in Italia, di Francesco De Gregori, dalla Guerra di Piero di De André alle visioni apocalittiche di Francesco Guccini.

Ci sono canzoni, dunque, che hanno fatto da colonna sonora ai movimenti pacifisti e che hanno espresso con la forza della musica, per intere generazioni, il ripudio della guerra e del militarismo.

Il cantautore Rocco Rosignoli proporrà al pubblico un excursus di canzoni contro la guerra, raccontandone le origini, i significati nascosti, le connessioni segrete. L’evento musicale sarà accompagnato da Matteo Ferzini che leggerà brani tematici.L’evento sarà arricchito da un’introduzione di Riccardo Venturi, tra i responsabili del sito Canzoni Contro La Guerra, recentemente insignito della TARGA MEI MUSICLETTER.IT, il premio nazionale per il giornalismo musicale sul web.

Festival della Pace 2022

Una nostra giovane tesserata ha partecipato alla giornata inaugurale del Festival della Pace e ci ha inviato le sue riflessioni che accogliamo con piacere e condividiamo con tutti voi:
“26 Aprile 1995 (art.11): è proprio nei momenti di confusione e transizione che le Costituzioni adempiono alle proprie funzioni. Cercate dunque di farvela amica, la Costituzione. Viviamo la conferma della storia: la corsa al riarmo porta alla guerra.” E mi domando, anche da vicino, guardando alla storia della mia famiglia, alle mie radici, se nel 2022, i miei bisnonni fossero a conoscenza della situazione politico-sociale che stiamo vivendo ora, di nuovo. Cosa penserebbero? Se sentissero l’instabilità, l’incertezza, la paura. Ma, soprattutto, se vedessero questa spaventosa incoscienza. La tesi che scrissi sullo scambio di lettere tra i componenti della mia famiglia, durante la Seconda Guerra Mondiale, è tutt’ora, più che mai, attuale. Come ribadivo ieri, sento forte l’esigenza oggi, di un appello perché la nostra società acquisti il filtro critico, essenziale per comprendere quanto sia sottile confine tra democrazia e dittatura, e quanto facile all’uomo oltrepassare quel limite. Oggi come allora, resta l’urgenza di farsi porta voci di una guerra intellettuale che educhi ad una cultura di pace. Una vera e propria missione per la pace. Concludo con queste parole, che hanno fatto riaffiorare in me la presenza del mio bisnonno, quando sulle sue ginocchia a stento mi parlava della guerra che aveva combattuto. Questa mattina la sua assenza si è materializzata accanto a me, forte come mai prima di allora: “chi ha combattuto in passato per la pace e la giustizia è qui con noi. Sappiamo che ci daranno coraggio. Abbiamo l’obbligo morale di riconoscere il primato del diritto sulla forza.”

Chiara Pedretti

TRE SERE PER LA COSTITUZIONE

Per tre sere la sede ANPI di P.le Barbieri ha acceso le luci sulla Costituzione.
Gli incontri sono stati promossi da ANPI Provinciale e dalla Sezione cittadina,
in occasione della formazione rivolta alle due ragazze volontarie del Servizio
Civile. Protagonista è stata appunto la Costituzione a tutto tondo di cui è stato
seguito l’impianto antifascista che va dal 1° al 139° articolo.
Attraverso le parole dei Costituenti si sono analizzati i Principi Fondamentali
dimostrando come, nella loro espressione di principio, essi escludano il loro
contrario, in pensieri, parole e azioni.
Nella prima parte abbiamo affrontato il rapporto fra Diritti e Doveri dei
Cittadini, come la risposta sempre attuale alle negazioni delle libertà individuali
e collettive perpetrate dal fascismo.
Nella seconda parte abbiamo affrontato il tema dei ruoli e dei compiti dei
Parlamentari, del Presidente della Repubblica e del Presidente del Consiglio,
dimostrando che è nell’equilibrio dei poteri che si garantisce la democrazia e,
dunque, non è l’uomo solo al comando la risposta adeguata alla soluzione dei
problemi.
Nella terza parte abbiamo dimostrato che la definizione di comuni, provincie e
regioni attraverso le loro funzioni specifiche è la risposta al totalitarismo,
affrontando, inoltre, il tema dei servizi e di come debbano essere garantiti nello
specifico delle autonomie locali.
Tre serate che hanno dato lo stimolo a diverse riflessioni sull’attualità (come è
la Costituzione), a un confronto interessante e aperto con i partecipanti e,
soprattutto, hanno sottolineato l’importanza dell’impegno a garantirne
l’integrità, in particolare attuando quelle disposizioni che ancora non sono
applicate.
Un ringraziamento a Marzia Moreni per ANPI Provinciale, a Brunella Manotti
per ANPI sezione di Parma e a Erica Bassi e Nicole Domina per la loro
importante presenza.


Paolo Papotti
Anpi provinciale di Parma

Una giornata a Monte Sole

Monte Sole

(di Sara Ferraglia)


Per questi colli, per questi sentieri
salirono affamati d’odio e di vendetta
Dormivano ancora i boschi,
le donne, i bimbi ed i pensieri
E loro in fila, guidati sulla vetta,
feroci d’obbedienza e di stanchezza,
membri di un branco d’addomesticati,
con l’umidore della nebbia
nel cuore e nell’elmetto
Sentirono i casali addormentati
l’odore della polvere da sparo
e l’urlo dei motori dei blindati?
Saliron con gli uncini al petto
Fra loro qualche volto conosciuto,
camicia nera sotto la divisa
In lontananza nella stalla un raglio,
abbaiò un cane, si nascose un gatto
E un corvo poi s’alzò, dispiegò l’ali,
sfiorò le canne dei mille fucili,
volando sulle querce secolari
e scrisse con il nero della morte
mille e più nomi nella storia
Di ognuno resta viva la memoria

Sabato scorso si è svolta una giornata di studio e approfondimento della storia della strage di Monte Sole alla quale hanno partecipato volontari ed iscritti ANPI accompagnati dai racconti delle ricercatrici del Centro Studi Movimenti di Parma, Ilaria La Fata e Michela Cerocchi e dalla musica e voce di Francesco Pelosi.

La giornata è stata intensa, densa di contenuti e di riflessioni. Anche il momento di convivialità durante il quale abbiamo condiviso il pane è diventato occasione di scambio di saperi diversi e di emozioni in sintonia.

Una nostra volontaria che ha il dono di saper tradurre in poesia le emozioni ci ha inviato le sue riflessioni in forma poetica e noi volentieri le condividiamo.

Le foto e gli apprezzamenti che abbiamo ricevuti narrano di una giornata importante da conservare nel cuore e nella mente.

Coltivare la memoria è uno dei nostri compiti. Ricordare e testimoniare per chi non può più farlo è un dovere.

Consigli di lettura estiva

Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo.

Malala Yousafzai

Questa è la parte più bella di tutta la letteratura: scoprire che i tuoi desideri sono desideri universali, che non sei solo o isolato da nessuno. Tu appartieni.

 Francis Scott Fitzgerald

Abbiamo chiesto ad alcune volontarie di offrirci buoni consigli di lettura per l’estate e non solo.

Questi sono i titoli che ci hanno inviato e che vogliamo condividere con voi, ai quali abbiamo aggiunto anche una breve filmografia.

Aspettiamo anche le vostre proposte che potete inviarci via e.mail e che verranno pubblicate sul nostro sito.

Consigli di Antonella Mezzadri

Guerra civile spagnola e dintorni

1. Almudena Grandes, Il ragazzo che leggeva Verne, Guanda 2012

Secondo episodio della serie.

Non è vero che la guerra civile è finita nel 1939. Ne sa qualcosa Nino, figlio undicenne di una guardia civile di stanza nella regione montuosa di Jaen, Andalusia.

Qui, ancora nel 1947, il leggendario partigiano Cencerro imperversa sui monti.

Nino, che vive con la sua famiglia nella caserma del paese, non potrà mai dimenticare quell’estate: il giorno di luglio in cui Cencerro si suicida per sfuggire alla cattura, il mulino accanto al fiume dove va a caccia di granchi con Pepe il portoghese, misterioso e affascinante forestiero che diventa suo amico e modello, il podere delle Bionde, famiglia di sole donne (vedove e orfane) che resistono orgogliose alle vessazioni del franchismo.

Uno stile magico per descrivere la memoria, la malinconia e la speranza di un bambino dall’infanzia complicata, con pochi spazi di vita serena e il rifugio preferito in Giulio Verne.

2. Almudena Grandes, Inés e l’allegria, Guanda 2018

È il primo dei sei libri previsti dall’autrice per la serie “episodi di una guerra interminabile” che hanno come sfondo la guerra civile o la dittatura franchista.

Inés, giovane donna appartenente a una famiglia borghese e di destra, si ritrova sola a Madrid in piena guerra civile: comincia a frequentare un gruppo di giovani comunisti e trasforma la casa di famiglia in un ufficio del soccorso rosso internazionale.

Dopo molte vicissitudini, a guerra finita, viene relegata dal fratello in una casa sperduta in mezzo ai Pirenei. In questa prigione dorata solo due cose la consolano: la scoperta dei piaceri della cucina e l’ascolto di radio Pirenaica, la radio clandestina del partito comunista spagnolo.

È così che viene a sapere che un esercito di repubblicani spagnoli rifugiati in Francia si prepara ad invadere la valle di Aran, proprio vicino a casa sua.

Inés capisce che è il momento di riscattarsi e si unisce a loro.

La narrazione degli eventi è affidata a tre voci che si incrociano: quella di Inés, quella del capitano Galan e quella della Storia con la esse maiuscola in cui vengono rigorosamente analizzate le vicende del partito comunista spagnolo e dei suoi leader in esilio in Francia.

3. Alicia Gimenez-Bartlett, Dove nessuno ti troverà, Sellerio 2014

Un medico ricercatore francese, specializzato in menti criminali, arriva nella Spagna degli anni Cinquanta per realizzare uno studio sopra Teresa Pla Mesenguer, chiamata la Pastora. Accusata di 29 omicidi è il maquis più ricercato dalla guardia civil, nonché una leggenda vivente perché continua a essere libero. Lo accompagna in questa ricerca, niente affatto facile, perché la Pastora si nasconde dove nessuno l ‘ha ancora scovata, un cinico giornalista spagnolo. I due intraprendono un viaggio in una Spagna poverissima, cupa, paurosa e terribile.

Alla fine la troveranno e Teresa, personaggio realmente esistito che fu sia uomo che donna, racconterà la sua storia in modo commovente e delicato, ma con parole potentissime.



Consigli di Paola Varesi

Storie dal mondo

Fernando Aramburu, Patria, Guanda 2017

Due famiglie legate a doppio filo, quelle di Joxian e del Txato, cresciuti entrambi nello stesso paesino alle porte di San Sebastián, vicini di casa, inseparabili nelle serate all’osteria e nelle domeniche in bicicletta. E anche le loro mogli, Miren e Bittori, erano legate da una solida amicizia, così come i loro figli, compagni di giochi e di studi tra gli anni Settanta e Ottanta. Ma poi un evento tragico ha scavato un cratere nelle loro vite, spezzate per sempre tra un prima e un dopo: il Txato, con la sua impresa di trasporti, è stato preso di mira dall’ETA, e dopo una serie di messaggi intimidatori a cui ha testardamente rifiutato di piegarsi, è caduto vittima di un attentato… Bittori se n’è andata, non riuscendo più a vivere nel posto in cui le hanno ammazzato il marito, il posto in cui la sua presenza non è più gradita, perché le vittime danno fastidio. Anche a quelli che un tempo si proclamavano amici. Anche a quei vicini di casa che sono forse i genitori, il fratello, la sorella di un assassino. Passano gli anni, ma Bittori non rinuncia a pretendere la verità e a farsi chiedere perdono, a cercare la via verso una riconciliazione necessaria non solo per lei, ma per tutte le persone coinvolte.

Con la forza della letteratura, Fernando Aramburu ha saputo raccontare una comunità lacerata dal fanatismo, e allo stesso tempo scrivere una storia di gente comune, di affetti, di amicizie, di sentimenti feriti.

Valerio Evangelisti, Il sol dell’avvenire, Oscar 451 2019

Valerio Evangelisti, distaccandosi dai temi narrativi che lo hanno reso noto come scrittore, racconta in questo romanzo di ampio respiro le vicende di alcune famiglie di braccianti e contadini romagnoli, dall’epoca post-risorgimentale alle soglie del 1900. Sono storie minute, in cui si intrecciano momenti ora drammatici ora briosi. Assieme disegnano un quadro ben più grande, esteso a tutta l’Emilia Romagna e all’Italia. La trasformazione agricola di una regione, la bonifica di territori malsani, l’affermarsi del movimento cooperativo e di quello socialista, con le sue varie anime spesso conflittuali, la lenta e sanguinosa conquista della democrazia. Ciò è visto con gli occhi di protagonisti solo in parte consapevoli dello scenario grandioso in cui si muovono. Attilio, l’ex garibaldino che sperimenta tutte le forme e le miserie del precariato; Rosa, vittima predestinata ma non docile dello sfruttamento e dell’arroganza di chi comanda; Canzio, il ribelle per indole, refrattario all’ideologia e attratto dall’azione. Assieme a costoro una folla colorita di personaggi turbolenti e litigiosi, spesso realmente esistiti; trascinati in vicende politiche e umane che li porteranno dalle pianure e dai colli di Romagna alle paludi dell’Agro romano, fino ai campi di battaglia in Grecia. Umili costruttori di un Sole dell’Avvenire che non sorgerà mai, quanto meno nelle forme che speravano. Inizio di una trilogia estesa per un settantennio…

Paolo Nori, Sanguina ancora. L’incredibile vita di Fëdor M. Dostojevskij, Mondadori 2021

Tutto comincia con “Delitto e castigo”, un romanzo che Paolo Nori legge da ragazzo: è una iniziazione e, al contempo, un’avventura. La scoperta è a suo modo violenta: quel romanzo, pubblicato centododici anni prima, a tremila chilometri di distanza, apre una ferita che non smette di sanguinare. “Sanguino ancora. Perché?” si chiede Paolo Nori, e la sua è una risposta altrettanto sanguinosa, anzi è un romanzo che racconta di un uomo che non ha mai smesso di trovarsi tanto spaesato quanto spietatamente esposto al suo tempo. Se da una parte Nori ricostruisce gli eventi capitali della vita di Fëdor M. Dostoevskij, dall’altra lascia emergere ciò che di sé, quasi fraternamente, Dostoevskij gli lascia raccontare. Ingegnere senza vocazione, genio precoce della letteratura, nuovo Gogol’, aspirante rivoluzionario, condannato a morte, confinato in Siberia, cittadino perplesso della “città più astratta e premeditata del globo terracqueo”, giocatore incapace e disperato, marito innamorato, padre incredulo (“Abbiate dei figli! Non c’è al mondo felicità più grande”, è lui che lo scrive), goffo, calvo, un po’ gobbo, vecchio fin da quando è giovane, uomo malato, confuso, contraddittorio, disperato, ridicolo, così simile a noi. Quanto ci chiama, sembra chiedere Paolo Nori, quanto ci chiama a sentire la sua disarmante prossimità, il suo essere ferocemente solo, la sua smagliante unicità? Quanto ci chiama a riconoscere dove la sua ferita continua a sanguinare?

Santo Peli, La necessità, il caso, l’utopia. Saggi sulla guerra partigiana e dintorni, Edizioni BFS 2022

I saggi contenuti in questo volume sono stati scritti tra il 2010 e il 2021 nell’intento di evitare il rischio di un approccio idealistico, astratto, tipico di un “tempo senza storia”, per tenere invece sempre presente il contesto nel quale diviene possibile “scegliere”, assumere decisioni e responsabilità in prima persona, disobbedire, ribellarsi.

La stessa immagine della guerra partigiana sembra ormai decontestualizzata, privata della sua genesi laboriosa, incerta, complicata; e anche sembrano svanire il percorso tortuoso, le lacerazioni interne, le aspirazioni contraddittorie. Apprezzare, come è doveroso, la moralità della Resistenza, fare della guerra partigiana un deposito di valori fondativi è cosa buona e giusta; a patto, però, di far tesoro delle raccomandazioni e dei timori dei migliori tra i partigiani, che invitano a vederli per come sono, al di fuori di ogni retorica “patriottica o pseudoliberale”.

 Phan Que Mai Nguyen, Quando le montagne cantano, Nord 2021

Un paese in guerra. Una famiglia divisa. Una storia di coraggio e speranza. Dal loro rifugio sulle montagne, la piccola Huong e sua nonna Dieu Lan sentono il rombo dei bombardieri americani e scorgono il bagliore degli incendi che stanno devastando Hanoi. Fino a quel momento, per Huong la guerra è stata l’ombra che ha risucchiato i suoi genitori, e adesso quell’ombra sta avvolgendo anche lei e la nonna. Tornate in città, scoprono che la loro casa è completamente distrutta, eppure non si scoraggiano e decidono di ricostruirla, mattone dopo mattone. E, per infondere fiducia nella nipote, Dieu Lan inizia a raccontarle la storia della sua vita: degli anni nella tenuta di famiglia sotto l’occupazione francese e durante le invasioni giapponesi; di come tutto fosse cambiato con l’avvento dei comunisti; della sua fuga disperata verso Hanoi senza cibo né denaro e della scelta di abbandonare i suoi cinque figli lungo il cammino, nella speranza che, prima o poi, si sarebbero ritrovati. E così era accaduto, perché lei non si era mai persa d’animo.  Quando la nuova casa è pronta, la guerra è ormai conclusa. I reduci tornano dal fronte e anche Huong finalmente può riabbracciare la madre, Ngoc. Ma è una donna molto diversa da quella che lei ricordava. La guerra le ha rubato le parole e toccherà a Huong darle una voce, per aiutarla a liberarsi del fardello di troppi segreti…  La saga di una famiglia che si dipana lungo tutto il Novecento, in un Paese diviso e segnato da carestie, guerre e rivoluzioni. Tre generazioni di donne forti, che affrontano la vita con coraggio e determinazione. Una storia potente e lirica insieme, che ci ricorda il valore dei legami familiari e gli ostacoli che siamo disposti a superare per rimanere accanto alle persone che amiamo.

Consigli di Giovanna Bertani

Libri documento degli avvenimenti storici della Seconda guerra mondiale

Miriam Mafai, Pane nero. Donne e vita quotidiana nella seconda guerra mondiale, Rizzoli 2022

Quando la sera del 10 giugno 1940 Mussolini annunciò all’Italia l’entrata in guerra, nessuno poteva prevedere ciò a cui si stava andando incontro. Quello che doveva essere un “conflitto lampo” durò invece cinque lunghissimi anni, durante i quali le donne assunsero un ruolo di primo piano, combattendo contro la fame, le bombe e la fatica di una guerra interminabile. Con la forza evocativa neorealista, Miriam Mafai ricostruisce la vita quotidiana di questo esercito femminile, raccontando un’epopea che ha come scenario le città bombardate e le campagne percorse dalle fanterie di tutti gli eserciti e per protagoniste le donne, diventate capofamiglia e uniche vincitrici di un conflitto perduto. La prima storia delle donne durante la Seconda guerra mondiale. Un libro fondamentale ancora oggi per la questione femminile in Italia.

Anna Foa, Portico d’Ottavia 13, Editori Laterza 2015

Un’antica casa medioevale ormai degradata, un vasto cortile rinascimentale. È qui che il 16 ottobre del 1943 i nazisti arrestano più di trenta ebrei, un terzo dei suoi abitanti, tra i più poveri della Comunità. Sono per lo più vecchi, donne e bambini. Altri quattordici saranno catturati nei mesi successivi. Questa è la storia degli abitanti della Casa e dei nove mesi segnati per gli ebrei romani da oltre duemila deportazioni. Sono presi per strada, nel quartiere del vecchio ghetto da cui non si sono allontanati, nelle stesse case in cui sono tornati, nei negozi, perfino al bar. Li arrestano soprattutto i fascisti, le bande autonome dipendenti direttamente da Kappler mosse dall’avidità della taglia, guidate dalle delazioni delle spie. Tutto può accadere: sono l’avidità e la crudeltà la norma della spietata caccia all’uomo. Quando le spie indicano gli ebrei alle bande, un carrozzone si avvicina per far salire gli arrestati, liberarne alcuni, mandarne altri a morte, a seconda della convenienza e del capriccio. L’arbitrio era re nella Roma di quei mesi. Intorno, il caos più tremendo, nessuna forma di organizzazione, il vuoto, i bombardamenti, la fame, i rastrellamenti, le fosse Ardeatine. Il quartiere è il teatro di questa caccia infinita, un teatro che attira come una calamita i suoi abitanti e i cacciatori, che conoscono le loro prede e sanno come e dove trovarle.

Romanzi fondati su vicende autobiografiche sempre nell’arco di tempo della Seconda guerra mondiale

Edith Bruck, Il pane perduto, La nave di Teseo 2021

L’ultimo libro di Edith Bruck unisce in un’unica grande opera ciò che l’autrice ha visto, vissuto, pensato e scritto: un’amorevole dolcezza prosciuga altri sentimenti (come l’odio legittimo per l’orrore e i carnefici), perché Edith è salva e tenuta in vita da un legame fortissimo, un misto di orgoglio e pietà affettuosa per chi, come lei, è stata spinta nella galleria dell’orrore. Nella visita sul fondo della memoria Edith ripercorre il miserabile inferno preparato meticolosamente dai suoi aguzzini (tornati come in un incubo), vittime di una solitudine che si nutre di morti. Ma la vita è troppo forte e l’istinto, ancora bambino, di saltare avanti è troppo grande. E quando, nella realtà come in questo nitidissimo racconto, vita e morte, distruzione e futuro si spaccano, Edith è già saltata sul lastrone della vita.

Lia Levi, L’amore mio non può, Edizioni E/o 2010

È il 1939. Un uomo vola giù dal muraglione del Pincio a Roma. Ha perduto il posto di lavoro a causa delle leggi razziali dell’anno prima e non ha sopportato lo shock. Ha lasciato un biglietto nel quale chiede alla giovane moglie di salvare la loro bambina. Salvarla sì ma come? Elisa non possiede denaro e anche se diplomata maestra non lavora. Finirà con l’accettare il posto di cameriera in una famiglia di ebrei ricchi. Ma la comune appartenenza religiosa non la preserverà da una serie di episodi umilianti. Il destino però a volte si muove per sue misteriose vie… Romanzo carico di tensione L’amore mio non può trasporta il lettore nel tempo buio del fascismo e del nazismo confrontandolo con grandi dilemmi morali e con personaggi che come spesso accade nei libri di Lia Levi partendo dal quotidiano affrontano le forze avverse della storia attraverso la loro irrinunciabile umanità.

Romanzo sulla Resistenza vista dagli occhi di una bambina

Simona Baldelli, Evelina e le fate, Giunti 2013

La narrazione si apre con una scena memorabile, l’arrivo degli sfollati: a Evelina pare che dalla neve stiano uscendo le anime dei morti. La bambina vede due fate: la Nera, dai tratti cupi, e la Scepa, la fata allegra, colorata, con una veste a fiori, che ride sempre. Nei dintorni del casolare girano i partigiani: il loro capo, il Toscano, ottiene dal padre di Evelina, che con loro simpatizza, del cibo. Evelina e i suoi fratelli Sergio e Maria trovano il cadavere di un tedesco ammazzato dai partigiani: la Nera li fa scappare in tempo, e li spinge a nascondersi, pochi attimi prima dell’arrivo dei tedeschi. In un succedersi incalzante di colpi di scena, sulle colline attraversate dalla linea gotica alle spalle di Pesaro, in attesa dell’arrivo degli Alleati, trascorre l’ultimo anno della Seconda guerra mondiale filtrato dallo sguardo magico dell’infanzia, e travolge tutta la famiglia di Evelina, padre e madre molto malata, i fratelli, e il segreto di una bambina ebrea nascosta sotto una botola dentro la stalla. 

Romanzi con fondamenti storici

Melania G. Mazzucco, L’architettrice, Einaudi 2019 (Storia di Plautilla Bricci signora dell’Arte del 1624)

Giovanni Briccio è un genio plebeo, osteggiato dai letterati e ignorato dalla corte: materassaio, pittore di poca fama, musicista, popolare commediografo, attore e poeta. Bizzarro cane randagio in un’epoca in cui è necessario avere un padrone, Briccio educa la figlia alla pittura, e la lancia nel mondo dell’arte come fanciulla prodigio, imponendole il destino della verginità. Plautilla però, donna e di umili origini, fatica a emergere nell’ambiente degli artisti romani, dominato da Bernini e Pietro da Cortona. L’incontro con Elpidio Benedetti, aspirante scrittore prescelto dal cardinal Barberini come segretario di Mazzarino, finirà per cambiarle la vita. Con la complicità di questo insolito compagno di viaggio, diventerà molto piú di ciò che il padre aveva osato immaginare. Melania Mazzucco torna al romanzo storico, alla passione per l’arte e i suoi interpreti. Mentre racconta fasti, intrighi, violenze e miserie della Roma dei papi, e il fervore di un secolo insieme bigotto e libertino, ci regala il ritratto di una straordinaria donna del Seicento, abilissima a non far parlare di sé e a celare audacia e sogni per poter realizzare l’impresa in grado di riscattare una vita intera: la costruzione di una originale villa di delizie sul colle che domina Roma, disegnata, progettata ed eseguita da lei, Plautilla, la prima architettrice della storia moderna.

Irène Némirovsky, Il ballo (rapporto fra madre e figlia), Adelphi 2005

La quattordicenne Antoinette decide di gettare nella Senna tutti gli inviti che la madre, volgare e arcigna parvenue, ha stilato per il ballo destinato a segnare il suo ingresso nella brillante società parigina. È una vendetta, che la ragazza consuma nei confronti della madre. In poche pagine, con una scrittura scarna ed essenziale, l’autrice riesce a raccontare un dramma dell’amore, del risentimento e dell’ambizione. Irène Némirovsky, nata a Kiev nel 1903, è morta ad Auschwitz nel 1942.

Irène Némirovsky, Come le mosche d’autunno, Garzanti 2017

La vecchia nutrice Tatjana Ivanovna ha consacrato la propria vita a educare i figli della nobile famiglia Karin. Quando la rivoluzione russa travolge il suo mondo, li segue prima a Odessa, poi a Parigi, nel piccolo quartiere di Ternes. Qui i sopravvissuti di un mondo scomparso si aggirano «come le mosche d’autunno». Un piccolo capolavoro in cui l’intima sensibilità e il sapiente tocco dell’autrice fanno rivivere la poesia e la nostalgia delle migliori pagine di Anton Cechov.

Simonetta Agnello Hornby, La Mennulara, Universale economica Feltrinelli 2020

Da quando La Mennulara fu data alle stampe nel 2002, Simonetta Agnello Hornby ha sempre pensato che sarebbe ritornata sul romanzo per un ulteriore lavoro di approfondimento e per aggiungere quelli che da allora ha chiamato “i capitoli perduti”, ovvero pagine andate effettivamente perdute ma popolate di immagini rimaste incise nella sua memoria: quelle pagine inedite sono state finalmente ricostruite e ora rafforzano la macchina della storia, l’atmosfera della narrazione, i profili di alcuni personaggi. Roccacolomba, Sicilia, 23 settembre 1963. È morta la Mennulara, al secolo Maria Rosalia Inzerillo, domestica della famiglia Alfallipe, del cui patrimonio è stata da sempre – e senza mai venir meno al ruolo subalterno – oculata amministratrice. Tutti ne parlano perché si favoleggia della ricchezza che avrebbe accumulato, forse favorita dalle relazioni con la mafia locale. Tutti ne parlano perché sanno e non sanno, perché c’è chi la odia e la maledice e chi la ricorda con gratitudine.

Isabella Allende, Donne dell’anima mia, Universale economica Feltrinelli 2022

Con leggerezza e ironia, Isabel Allende rievoca momenti del passato e indugia sul presente per raccontarci le ragioni del suo femminismo, partendo dalle origini, dalla sua infanzia e adolescenza passate nella cornice di una rigida struttura patriarcale. L’istinto di ribellione è una sorta di reazione naturale al maschilismo imperante, e genera in lei l’attitudine che negli anni l’ha portata a schierarsi sempre con i deboli, gli emarginati e tutte le donne che lottano per l’emancipazione. Isabel ci racconta le tappe del suo cammino, dal raggiungimento dell’indipendenza economica alle relazioni tra i sessi, la sua biografia sentimentale e professionale. E poi la terza età, ciò che significa per lei, donna pienamente liberata e convinta che i modelli imposti portino a una forma di pregiudizio contro la vecchiaia non dissimile dagli atteggiamenti sessisti e razzisti.

Romanzo che commuove e fa sorridere con le vicende di una guardiana di un cimitero

Valérie Perrin, Cambiare l’acqua ai fiori, Edizioni E/o 2019

Violette Toussaint è guardiana di un cimitero di una cittadina della Borgogna. Durante le visite ai loro cari, tante persone vengono a trovare nella sua casetta questa bella donna, solare, dal cuore grande, che ha sempre una parola gentile per tutti, è sempre pronta a offrire un caffè caldo o un cordiale. Un giorno un poliziotto arrivato da Marsiglia si presenta con una strana richiesta: sua madre, recentemente scomparsa, ha espresso la volontà di essere sepolta in quel lontano paesino nella tomba di uno sconosciuto signore del posto. Da quel momento le cose prendono una piega inattesa, emergono legami fino allora taciuti tra vivi e morti e certe anime, che parevano nere, si rivelano luminose. Attraverso incontri, racconti, flashback, diari e corrispondenze, la storia personale di Violette si intreccia con mille altre storie personali in un caleidoscopio di esistenze che vanno dal drammatico al comico, dall’ordinario all’eccentrico, dal grigio a tutti i colori dell’arcobaleno.

Consigli di Ilaria La Fata

Guerra e Resistenza

Filmografia

Roma città aperta, 1945

Un giorno nella vita, 1946

Achtung banditi, 1951

Tutti a casa, 1960

Le 4 giornate di Napoli, 1962

Corbari, 1970

L’Agnese va a morire, 1976

La notte di San Lorenzo, 1982

Porzus, 1997

I piccoli maestri, 1998

I nostri anni, 2000

Pastasciutta antifascista 2022 a Parma!

Lunedì 25 Luglio a Parma ritorna la Pastasciutta Antifascista!La storia di questa ricorrenza è al tempo stesso sia una storia del nostro territorio che la Storia con la S maiuscola. Il 25 Luglio del 1943 la famiglia Cervi offrì un piatto di pasta ai presenti per festeggiare la destituzione di Benito Mussolini.
Quella sera nessuno avrebbe potuto prevedere quanto sanguinosi sarebbero stati i mesi successivi. E quante vite partigiane si sarebbero dovute sacrificare per la liberazione di un popolo intero. Oggi, così come ogni singolo giorno, è fondamentale far riemergere quei vissuti che compongono la Storia. Il fascismo c’è ancora, come allora è portatore di odio e ingiustizie sociali, va riconosciuto nelle sue forme e combattuto con fermezza e con reale democrazia, partecipazione e umanità.
Una semplice pastasciutta, un potente simbolo di condivisione, contro tutti i fascismi.

Vi aspettiamo tutte e tutti lunedì 25 luglio presso il cortile del circolo “Aquila Longhi” in vicolo S. Maria 3 alle ore 20.

Con la partecipazione di Oltrecoro, dei Lampogas e di Rocco Rosignoli.

Le risposte dei candidati sindaco

Ad oggi a rispondere alla nostra lettera aperta sono stati in quattro su dieci. Il primo in ordine di tempo è stato Dario Costi, candidato di Civiltà Parmigiana, lista civica di centrodestra, che ha risposto in questo modo:

Buongiorno, grazie della vostra sollecitazione che mi dà la possibilità di intervenire su un tema a me caro in quanto nipote di partigiani a cui sono stati trasmessi i valori di democrazia e libertà, principi purtroppo oggi dati spesso per scontati e quindi facilmente sotto attacco. Cosa farei per tenere viva la lotta contro le discriminazioni e le dittature? Farei tanta formazione nelle scuole che mi sembra la cosa più importante e inoltre manterrei grande rispetto (che significa manutenzione ma anche nuove installazioni) per i luoghi simbolo della nostra lotta. Proprio dall’attenzione di questi luoghi nasce la consapevolezza dell’attenzione che le istituzioni hanno per i propri principi fondanti.
Sono disponibile a discutere con voi di nuovi luoghi della memoria da pensare in città dove ribadire l’importanza della Costituzione e dei valori che regolano la nostra società civile. 
Un saluto cordiale

Dario Costi

Marco Adorni, candidato per la lista “L’Altra Parma”, l’ha seguito a breve distanza, ponendo l’attenzione su come lo slogan della sua lista multicolore abbia un esplicito richiamo alla carta fondante della Repubblica: “Uniti per la costituzione”.

Il claim del nostro Comitato, “Uniti per la Costituzione” è già piuttosto esplicito rispetto al tipo di mission cui ci impegniamo nel candidarci alla carica di sindaco di Parma.

Per difendere i valori della Repubblica democratica, anche a livello comunale, non bisogna fare niente di straordinario: si tratta di applicare i principî fondamentali della nostra Costituzione.

Il “ritorno del fascismo”, se è questo ciò su cui sentiamo l’urgenza di intervenire pubblicamente, non si combatte a forza di regolamenti o restrizioni della libertà ma con le buone prassi amministrative e la buona politica. Le persone oggi hanno paura: dei mercati globali, della crisi economica, dell’emergenza (prima pandemica, ora dei costi delle materie prime), della povertà e della criminalità diffusa. È soltanto intervenendo su tali paure che metteremo in pratica i principî della Costituzione e toglieremo le basi di consenso a coloro che, sfruttando il malcontento popolare, auspicano soluzioni autoritarie alla crisi della rappresentanza

Andrea Bui, candidato per Potere al Popolo, risponde pubblicamente su facebook, ponendo l’accento su quanto della carta costituzionale debba ancora essere applicato, e sul suo impegno a farlo:

La festa della Repubblica è l’occasione migliore per rispondere all’appello che l’Anpi di Parma ha fatto ai diversi candidati sindaci sulla cultura antifascista. Sia chiaro che quando penso alla festa della Repubblica non mi vengono in mente le frecce tricolori che sorvolano l’Altare della patria a Roma o le parate militari. Penso, invece, al momento di passaggio dal Regno d’Italia e dal regime di Mussolini alla partecipazione democratica, al suffragio finalmente universale, ai partiti che si fanno rappresentanti dei bisogni dei diversi ceti sociali. In quel momento, fu scritta la Costituzione italiana, ancora oggi indicata come un esempio cui ispirarsi dai più preparati giuristi e filosofi del diritto.Eppure, nel 1950, a soli due anni dalla sua approvazione, uno dei suoi artefici, Piero Calamandrei, scrisse che la Costituzione era «rivoluzione mancata», cui la destra non si oppose in cambio di una «rivoluzione promessa» pensata da sinistra. Il riferimento era all’impianto programmatico del testo – così dicono i giuristi –, cioè alla tutela dei diritti sociali, oltre che a quelli politici e civili. E aggiunse che solo l’avvenire avrebbe potuto dire «quale delle due parti, in questa schermaglia, abbia visto più chiaro».Ora, a distanza di 74 anni, si può trarre un bilancio e affermare che, a seconda delle diverse fasi della storia Repubblicana, hanno vinto gli uni e gli altri a fasi alterne. Nella stagione dei movimenti, ad esempio dopo il Sessantotto, la Carta costituzionale servì come una concreta sponda giuridica alla conflittualità sociale e ad aprire una grande fase di democratizzazione. Servì cioè a realizzare in parte quei diritti sociali di cui la Costituzione parla. Da almeno quattro decenni, tuttavia, lo smantellamento sistematico di quei diritti ci segnala che, al di là di come si definiscono, gran parte dei principali partiti sono riusciti ad affossare o a rimandare «per un altro secolo» quei diritti.Ecco, per me, oltre al richiamo dello spirito antifascista, appellarsi alla Costituzione significa far avanzare il progetto di uguaglianza sociale che ne innerva la sua carica rinnovatrice.

Di tutt’altro tono la replica di Luca Galardi, del movimento 3V (Vaccini Vogliamo Verità), che sostiene che i partigiani “si vergognerebbero […] di una società che ha svenduto il proprio sangue per paura di un’influenza”, e lamenta l’assenza dell’ANPI dalle piazze antivacciniste.

Lettera aperta, una domanda ai candidati sindaci

Pensare e vivere la città

Parma: spazio di cittadinanza, luogo di democrazia

Appello ai candidati sindaci democratici e alle forze politiche

Un merito certo non secondario dell’esperienza resistenziale è rappresentato dall’aver favorito un nuovo desiderio di partecipazione alla vita collettiva, «una ripresa della parola dal basso», che si manifestò in modo compiuto nell’immediato dopoguerra.

Santo Peli

Le città sono «oggi i luoghi in cui le insicurezze concepite e incubate nella società si manifestano in forma estremamente condensata e perciò particolarmente tangibile» (Z. Bauman). La crisi della democrazia, l’incertezza del presente e le molteplici paure che caratterizzano le esistenze rischiano di portare alla chiusura degli spazi urbani, alla costruzione di nuovi muri, a nuove recinzioni. Il senso dello Stato e il senso della comunità allora, anche a Parma come nel resto dell’Italia, rappresentano ancora il più efficace antidoto alle paure, una promessa di opportunità numerose e differenti per tutte e tutti, la via al rispetto dei diritti e alla pratica dei doveri all’interno di uno spazio urbano condiviso.

A questo patrimonio comune si aggiungono anche e soprattutto le culture politiche che hanno plasmato la storia di Parma. Ci riferiamo in particolare all’articolata cultura antifascista e partigiana portatrice dei valori di uguaglianza, libertà e giustizia sociale che ritroviamo nella nostra Costituzione, valori che non sono frutto di una concessione ma di una conquista, armi preziose per ritrovare il coraggio civile davanti alle guerre, al pensiero unico, alla corruzione, all’arroganza assunta troppo spesso dal potere.

Oggi più che mai è necessario che ogni forza politica coerentemente democratica s’impegni per arginare la pericolosa messa in discussione di quella cultura, per scongiurare l’approdo verso una collettività immobile e chiusa, facile preda dei razzismi, del sessismo, delle derive neofasciste e xenofobe che attraversano l’Italia e l’Europa, lontana da quello spirito di responsabilità individuale che ha caratterizzato la scelta partigiana.

Attraverso la conoscenza dei processi di costruzione della memoria dell’antifascismo e della Resistenza, fuori da ogni retorica o monumentalizzazione, un Comune responsabile può guidare la comunità a riappropriarsi degli strumenti critici utili a cogliere le complessità dell’oggi, a vivere attivamente gli spazi urbani trasformando la città in un laboratorio inclusivo di idee, dove ci si possa impegnare insieme per una cultura di pace, in un luogo di accoglienza e di partecipazione.

Il 12 giugno a Parma si terranno le elezioni amministrative: è l’occasione per un appello alle Istituzioni, il cui ruolo nella vita comunitaria è fondamentale, affinché con il loro agire esse si facciano portatrici di un cambiamento culturale profondo, si impegnino per risvegliare la passione civile e per coinvolgere le cittadine e i cittadini nel progetto di città futura.

Quindi, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia – Sezione di Parma chiede ai candidati coerentemente democratici e alle forze politiche che li sostengono:

Cosa pensa di fare il candidato sindaco di Parma per esercitare il proprio ruolo in un’ottica di rispetto per le cittadine e i cittadini di Parma, per i suoi abitanti, di rispetto per quella cultura politica antifascista e democratica cui la comunità deve la propria identità, e, di conseguenza, in un’ottica di attuazione dei dettami costituzionali?”

Non sembri banale ricordarlo, ma l’art. 114 della Costituzione inizia affermando che “La Repubblica è costituita dai Comuni…”. Il Comune è dunque un organo dello Stato, quello “Stato” di cui ciascuno di noi è parte fondante; è il primo contatto di ogni cittadina/cittadino con le Istituzioni. Il Comune in quanto tale ha come mandato primario, nel limite delle sue possibilità, quello di applicare in modo “sostanziale” e non soltanto formale la Costituzione italiana e i suoi principi democratici.

Ogni essere umano è chiamato alle proprie responsabilità verso sé stesso e verso il prossimo, crediamo che chi si candida ad amministrare questa città non lo possa fare senza tener conto di questo fondamentale dovere.

La Presidente

Brunella Manotti

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